CENNI STORICI


Il territorio di Castel Goffredo è stato abitato fin dall’età preistorica. Vasti e numerosi sono gli insediamenti dell’età del bronzo (1800 - 1200 a.C.), tra cui ha preminenza per estensione il sito della Rassica. L’età del ferro è testimoniata da importanti ceramiche etrusche (sec. VII e IV a.C.) ora conservate presso la Raccolta Archeologica del Museo Civico di Padova.

Dopo la documentata presenza celtica si fanno rilevanti gli insediamenti romani, documentati da alcune epigrafi e dalla stessa impronta urbanistica di Castel Goffredo: la zona prende forma e dimensione in seguito a diverse centuriazioni (suddivisioni del territorio in appezzamenti regolari assegnati ai veterani di guerra); ancora oggi il paesaggio è solcato da strade e fossati la cui impostazione risale all’epoca romana.

Le invasioni barbariche lasciarono pochi segni: frammenti marmorei probabilmente longobardi, di recente recuperati, sono rinvenibili nella muratura delle chiese di alcune frazioni.

Al 1107 risale la prima citazione di Castrum Viffredi, in un periodo, il medioevo, in cui città e paesi cambiavano spesso dominio. Terra di confine tra il bresciano (alla cui Diocesi apparteneva) e il mantovano, nel 1337 Castel Goffredo si dona spontaneamente al Comune di Mantova, entrando così a far parte dei possedimenti dei Gonzaga.

Dopo alterne vicende (dominazione viscontea, gonzaghesca, di nuovo viscontea, veneziana ed infine ancora gonzaghesca) nel 1515 Castel Goffredo diviene la capitale di un piccolo stato autonomo: il Marchesato di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino, a seguito del secondo smembramento per motivi ereditari dello Stato Mantovano. Il marchese Aloysio Alessandro Gonzaga fece del palazzo in Castel Goffredo una vivace e brillante corte, frequentata da poeti (Matteo Bandello e Pietro Aretino), artisti e diplomatici. Alla sua Morte il Marchesato fu diviso fra i tre figli. Al primogenito, Alfonso, toccò Castel Goffredo.
La successione al marchese Alfonso, rimasto senza figli maschi, risultò tragica. Il nipote Rodolfo Gonzaga, signore di Castiglione e fratello di Luigi Gonzaga, ora Santo, temendo a ragione di non poter divenire signore di Castel Goffredo per via ereditaria fece assassinare lo zio nella residenza estiva di Gamberedolo e prese possesso della fortezza castellana. La comunità goffredese, tuttavia, non accettò il sopruso. Per liberarsi dell’impostore venne organizzata una congiura che portò alla morte di Rodolfo, ucciso sulla soglia della chiesa prepositurale di S. Erasmo nel 1593.

In seguito a tali avvenimenti Castel Goffredo s’inserì nel ducato di Mantova e ne seguì le sorti fino al 1707, quando l’ultimo dei Gonzaga fù destituito dall’imperatore.

La susseguente dominazione austriaca ebbe grande rilievo, come per tutto il Lombardo-Veneto, soprattutto per le riforme amministrative che segnarono il passaggio all’età moderna.

Gli eventi legati alla Rivoluzione Francese prepararono la strada al risveglio delle coscienze italiane protagoniste del Risorgimento. Negli anni a cavallo del 1848, infatti Castel Goffredo fu il centro cospirativo dell’Alto Mantovano, con una consistente presenza di patrioti, tra cui spicca la figura di Giovanni Acerbi, divenuto Intendente generale della Spedizione dei Mille.
Nel 1859, dopo la battaglia di Solferino e S. Martino, Castel Goffredo divenne parte del Regno di Sardegna, destinato a diventare nel 1861 Regno d’Italia.

L’Ottocento e il primo Novecento non portarono ad ulteriori, traumatici, riassetti del territorio.
Fu l’avvento del Fascismo a sconvolgere di nuovo la cittadina: sin dal 1923 l’intolleranza fascista deteriorò le relazioni tra potere civile (Comune) e religioso (Prevostura) e nel 1926 fu assassinato il maestro Anselmo Cessi, segretario della locale Cassa Rurale e presidente provinciale dei maestri cattolici. Il delitto ebbe risonanza nazionale, ma non impedì al regime di dispiegare anche in questa zona tutta la propria vicenda storica, sino alla tragedia del secondo conflitto mondiale.

La storia di Castel Goffredo nel dopoguerra registra peraltro un’importante svolta, una vera e propria rivoluzione economica cronologicamente demarcata: nel 1926 nasce il calzificio Noemi e negli anni 50-60 il consolidato spirito imprenditoriale dei goffredesi conduce al proliferare di imprese nell’ambito del Distretto Industriale della Calzetteria Femminile, nel cui terrritorio - 17 comuni mantovani e bresciani - si produce il 60% delle calze europee.
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